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MILANO FASHION WEEK MEN’S SS23: il meanswear tra heritage e innovazione

Comincia l’estate e Milano si è risvegliata. Dopo una settimana ricca di eventi per il Salone del Mobile, è tornato anche l’appuntamento dedicato ai fashion lover per la moda uomo. La Milano Fashion Week SS23 Men’s (17 – 21 giugno) ha visto un’edizione senza restrizioni con grandi classici, place-to-be e party che hanno coronato le vie del capoluogo lombardo.

Passerelle, presentazioni, eventi e debutti hanno dato slancio a questa (nuova) versione di moda uomo, di cui ci sembrava aver perso un po’ il filo negli ultimi due anni. 70 gli appuntamenti totali, di cui 65 fisici: 25 défilé, 24 presentazioni, di cui 4 su appuntamento, 5 contenuti digitali e 12 eventi. I protagonisti che hanno padroneggiato questa edizione sono stati i grandi classici come Giorgio Armani, Etro, Prada, Fendi, Dolce&Gabbana, Versace e Gucci, ma anche ritorni come Moschino (assente da quattro anni), Plein Sport, Billionaire e Marcelo Burlon County of Milan. Dsquared2 ha dato il via alla settimana, Zegna l’ha conclusa. Insomma una MFW SS23 che ha ricordato il sapore della “normalità” e ha dato tutta l’idea di essere tornati a respirare moda, per davvero.

I codici stilistici sono stati vari. Si è parlato di eleganza e novità, spontaneità, poesia. Giorgio Armani ha presentato un concetto di classico nuovo. L’uomo in passerella appare rilassato e leggero, porta colori tenui, dal grigio all’azzurro polvere. Gli abiti sono morbidi e riflettono un classico diverso, che esige e propone novità, ma rimane elegante.

Allo stesso modo Prada, con la presentazione “Prada Choices”, mette in gioco l’abbigliamento “normale”, con pezzi semplici ma curati. Miuccia Prada e Raf Simons hanno aperto con un classico per eccellenza, per poi proseguire con un contrasto che richiama la spontaneità: look in denim fatti di jeans e camicia dello stesso tessuto. Un’eleganza in contrasto.

Etro ha portato in passerella un addio romantico, vestito di emozione per l’ultima sfilata del direttore creativo Kean Etro che passa il testimone a Marco De Vincenzo. Dopo 33 anni alla guida del brand che porta anche il suo nome Kean propone un testamento poetico che rifletta una linea menswear carica di colori delicati e impalpabili, tessuti morbidi, ma definiti.

   

Disquared2 ha aperto la Fashion Week con una confusione ricercata che ha portato in passerella, quadri, quadretti, righe e fiori. Bermuda lunghi fino al polpaccio, riferimenti alla Giamaica e spolverini spinnaker al vento hanno evidenziato il codice che i fratelli stilisti canadesi volevano mostrare al pubblico: il “mix degli stili sportivi acquatici”.

Fendi ha evidenziato un confine sottile tra casual e formale, riportando un mix tra tailoring e skate look, con una palette delicata che grida “look da tempo libero”. Il protagonista indiscusso della sfilata, però, è il denim che si “prende” tutto: dai bucket hat, agli shorts sfrangiati, pantaloni baggy e borse.

Dolce & Gabbana gioca all’indietro, controlla l’archivio e ripropone ispirandosi a David Beckham e agli anni ’90, che ossessiona la Gen Z. Cerca nel passato e riguarda le sue stesse precedenti sfilate. Porta in passerella jeans strappati, ricostruiti, patchwork, anelli e rosari con le pietre e riflette il mondo dello sport, che negli anni ’90 ha aperto le porte alla moda maschile con una ventata rivoluzionaria.

 

JW Anderson, invece, debutta a Milano e porta in passerella una moda illusoria che prende come riferimento Rembrandt, protagonista del suo show. Una sfilata che si basa sulla costruzione della propria immagine per fare del corpo un set da veicolare al mondo, con una attitudine provocatoria e quasi insolente. “Chi guarda spesso giudica. Ma siamo in grado di esprimere giudizi”? Insomma la moda pone domande, ma non sempre dà risposte e Jonathan Anderson ha fatto di questo concetto il fulcro della propria Milano Fashion Week.

 

Una settimana carica di eventi e attitudini, con una pandemia alle spalle (almeno così sembra) e un futuro incerto, che guarda al passato, prende, riprende e rivende. Ma anche un futuro che rispecchia le nuove generazioni e ne assembla i gusti, plasmandoli fino a farli diventare la nuova moda del momento.
E voi? Che ne pensate?

 

di Giorgia Dallasio
21 Giugno 2022

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