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FASHION ADVISOR #3 – IL TREND FORECASTER

Nell’ambito dell’analisi delle differenti posizioni nel settore della moda, volendo definire un ordine logico che determini l’inizio dell’intero processo, occorre partire dalle tendenze che ispirano l’attività dei designer che poi si traducono in collezioni offerte ai consumatori.

Ecco quindi che il primo anello della catena delle posizioni professionali possiamo identificarlo nella figura del trend forecaster, o ricercatore di tendenze.
Come mai un colore o una particolare forma diventa così diffusa e popolare costituendo una moda stagionale? Se andiamo a visitare una fiera notiamo che spesso tutti i fornitori di tessuti presentano una analoga gamma colori o dei motivi ricorrenti, andando così a condizionare i designer nell’ambito del loro processo creativo. Questa situazione si verifica perché a loro volta i produttori di componenti (tessuti, stampe, accessori, ecc.) sono stati influenzati da una ricercasviluppata da organismi e uffici deputati alla scoperta di inclinazioni e flussi  sociali e di costume che dettano i colori e le tendenze stagionali.
La figura del trend forecaster identifica mode e tendenze e prevede la loro evoluzione.
Solitamente i tren forecaster lavorano all’interno di agenzie che vengono considerate come il faro a cui riferirsi per dare il via alla stagione della moda.
Si prevedono forme, colori, trame, tipologia di pelle, grafiche, peso e tipologia tessuti, si tratta quindi di un lavoro estremamente creativo ma con una forte dose di capacità analitica, che si riflette nella redazione di report destinati agli addetti ai lavori del settore.
Come primo step si considerano le tendenze globali e i relativi mutamenti culturali (non per forza connessi al settore fashion) , inoltre si valutano i dati di vendita, il comportamento dei consumatori, le tendenze del lifestyle, si partecipa a fiere e si stimano le tendenze della moda delle passate stagioni e la loro evoluzione o il loro abbandono.
Accanto alle ricerche sociali e culturali occorre anche considerare lo scenario economico e anche lo stile adottato da molti vip considerati punti di riferimento da parte di nuove generazioni (le cosiddette celebrities).
Il risultato, come già affermato, finisce in un reportche deve essere redatto secondo criteri che lo rendono di facile lettura e che rappresenta il primo aiuto al designer affinchè faccia convergere il suo spirito creativo in una direzione contemporanea, capace di risultare interessante.
Chi sviluppa questo lavoro deveamare la moda, ma non solo. Deve essere innanzitutto dotato di una buona cultura di base e di conoscenza della storia della moda e del costume, essere curioso e interessato alle diverse evoluzioni della civiltà nelle differenti aree del mondo, oltre che ad una pluralità di argomenti, possedere un buono spirito di osservazione, saper consultare i media (soprattutto quelli social) ricordando sempre che si tratta di una professione con due anime: una fantasiosa, l’altra analitica.
Occorre saper distinguere e riconoscere tendenze a breve termine e quelle più a lungo termine che giustificano una serie di decisioni strategiche aziendali circa l’inserimento di nuove linee, nuovi prodotti, ecc.
A livello di background  serve una laurea in fashion design, ma anche aver frequentato corsi di marketing, una eventuale esperienza nel merchandising o uno stage in una agenzia di ricerche di mercato e di tendenze specializzata nel settore moda. 

Se si desidera dimostrare le proprie capacità e si fatica a sviluppare esperienze lavorative  dopo gli studi  si può anche pensare di aprire il proprio blog, redigendo articoli, report su determinate tendenze o trend socio culturali, vedendone i riflessi nel settore fashion, parlando di sfilate e di brand e manifestando in tal modo le proprie attitudini.

 

di Stefano Sacchi
29 Aprile 2022

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